Presa della Bastiglia, come se ci foste nel 1789

La presa della Bastiglia è il culmine della situazione che la Francia attraversa a seguito del periodo di grave crisi economica tra il 1783 e il 1789.

Lo stato della Francia e dei suoi abitanti

Alla fine dell’Antico Regime, lo Stato era impoverito e il Tesoro vuoto. Le difficoltà finanziarie erano state aggravate dalla guerra d’America. Le ingiustizie fiscali indignavano i non privilegiati. I contadini si lamentavano dei cattivi raccolti, della svalutazione del grano e del vino.

Nonostante la crisi, il controllore generale delle finanze, Calonne, rifiutava di fare economie e viveva di prestiti.

Preoccupato per l’entità del deficit, il ministro volle comunque attenuare gli abusi. Nell’agosto 1786 propose al re una nuova imposta, la subvenzione territoriale, che gravava su tutti i proprietari, nobili o borghesi, l’abolizione delle dogane interne, la libera circolazione dei cereali, la riduzione della taille e della gabella, nonché la creazione di assemblee consultive provinciali. L’assemblea dei notabili consultata – composta soprattutto da privilegiati – accettò alcune riforme ma rifiutò di esaminare il progetto fiscale finché non fosse stata a conoscenza dell’entità del deficit. Il re li congedò (25 maggio).

È probabilmente in questo momento che vennero gettati i semi della Rivoluzione.

L’incomprensione dei governanti di fronte all’evolversi degli eventi

Il nuovo ministro, Loménie de Brienne, adottò le idee del suo predecessore e presentò i progetti al Parlamento di Parigi. Quest’ultimo chiese a sua volta di prendere visione dello stato delle finanze e, soprattutto, dichiarò che solo gli stati generali avrebbero potuto approvare una nuova imposta. Di fronte all’ostinazione dei parlamentari, il re li esiliò a Troyes, ma il malcontento generale lo costrinse a richiamarli (settembre 1787).

La crisi finanziaria continuava ad aggravarsi, così Brienne volle lanciare un grande prestito, che il re fece registrare con la forza, nonostante l’opposizione del Parlamento. Il guardasigilli, Lamoignon, tentò di sottrarre ai parlamentari il diritto di registrare gli editti che si erano attribuiti. Il re mise il Parlamento in vacanza (8 maggio 1788). Gravi sommosse scoppiarono allora in tutto il paese. Ma ben presto, la minaccia di bancarotta costrinse Brienne, l’8 agosto 1788, ad annunciare la convocazione degli stati generali per il 1° maggio 1789. Luigi XVI e i suoi ministri contavano sulla convocazione degli stati generali per placare gli animi (gli ultimi stati generali si erano tenuti nel 1614). Pochi giorni dopo, il ministro Brienne fu sostituito da Necker (25 agosto).

La convocazione degli stati generali per il 1° maggio 1789

1 200 delegati si riunirono a Versailles il 5 maggio. Gli stati generali comprendevano tre « ordini »: la nobiltà, il clero e il terzo stato (oggi diremmo tre « collegi elettorali »). Ognuno aveva, ovviamente, obiettivi diversi.

Rapidamente, le discussioni non soddisfano le aspettative del Terzo Stato (il popolo) e si concludono con un fallimento parziale. I deputati si autoproclamano Assemblea nazionale il 17 giugno. Poi, il 20 giugno, su iniziativa del Terzo Stato durante il giuramento della Pallacorda, l’assemblea si dichiara Assemblea costituente con l’obiettivo di redigere una costituzione e porre fine alla monarchia assoluta. Essa esercita questa funzione a partire dal 9 luglio e viene infine riconosciuta come tale dal re in ottobre. In pochi giorni, il meccanismo degli eventi si è messo in moto… e non si fermerà più.

La Francia è matura per una rottura profonda con il regime passato

La presa della Bastiglia si inserisce quindi nel movimento di mobilitazione popolare e politica che, durante l’estate del 1789, agita progressivamente le città del regno di Francia. Essa accompagna la rivoluzione politica avviata dai deputati degli Stati generali, ancora riuniti a Versailles. Dal 20 giugno (data del giuramento della Pallacorda), essi cercano di imporre la loro autorità al re in qualità di Assemblea nazionale costituente. Naturalmente, Versailles dista solo 15 km da Parigi e i « contatti » con i rappresentanti parigini sono frequenti.

L’agitazione parigina nei giorni precedenti la presa della Bastiglia

L’agitazione del popolo parigino raggiunge il suo apice dopo il licenziamento, nel 1787, di Jacques Necker, finanziere e uomo politico ginevrino, ministro delle Finanze. Richiamato da Luigi XVI nell’agosto 1788 con il titolo di ministro di Stato, grazie al sostegno incondizionato dell’opinione pubblica, egli è anche il padre di Madame de Staël, scrittrice, epistolografa e filosofa ginevrina e francese.

Il secondo licenziamento di Necker, l’11 luglio 1789, viene annunciato il 12 luglio dal giornalista Camille Desmoulins.

Inoltre, la presenza di truppe mercenarie (al servizio della monarchia) nei dintorni di Parigi preoccupa la popolazione. I parigini temono che queste truppe straniere, ammassate intorno alla capitale fin da giugno, possano essere utilizzate contro gli Stati generali o per perpetrare un presunto massacro dei « patrioti ».

Le notizie e la pubblicità dei dibattiti dell’Assemblea hanno contribuito alla mobilitazione popolare tanto quanto « la rabbia e le paure accumulate nelle diverse fasce della popolazione parigina ». Paura di un « complotto aristocratico », paura della carestia alimentata dalle voci di un « patto di carestia » volto a far morire di fame la popolazione. Al 14 luglio, il prezzo del pane raggiunge il livello più alto dall’inizio del regno di Luigi XIV. La questione del grano diventa così un nodo centrale dell’insurrezione. Gli insorti confermano queste preoccupazioni: si tratta perlopiù di artigiani e commessi di bottega, dei quali due terzi sono alfabetizzati.

L’insurrezione serpeggia in tutta Parigi

Per quasi dieci giorni, dal 9 al 17 luglio, scoppiano incidenti alle barriere (posti di dazio) di Parigi. Una quarantina di uffici vengono dati alle fiamme sui cinquantuno che compongono il muro dei Fermiers généraux. L’obiettivo di queste sommosse è chiaro: eliminare i diritti di entrata a Parigi per liberare gli scambi.

Sebbene non abbia alcun legame con la presa della Bastiglia, la « presa delle barriere », che coinvolge il popolo parigino e i « briganti », testimonia già un contesto insurrezionale. Ma siamo ancora lontani dalla destituzione del re e dalla sua esecuzione sulla piazza di Grève (piazza della Concordia attuale).

La difesa di Parigi e della Bastiglia nel 1789

La Bastiglia, dove il barone de Besenval aveva fatto depositare la polvere da sparo dell’arsenale, era nota per la sua debolezza strategica. Il suo governatore era disconosciuto dai superiori. Besenval stesso afferma di aver tentato di trovare un successore all’inizio di luglio. Nel 1789, Besenval è il comandante militare dell’Île-de-France, delle province limitrofe e della guarnigione di Parigi. A maggio, ristabilisce con fermezza l’ordine nel sobborgo di Saint-Antoine, vicino alla Bastiglia. Nonostante le sue richieste, il governo rifiuta di rafforzare la guarnigione di Parigi.

Commette così un errore di valutazione. Il 12 luglio, esasperato dalla passività del governo, decide di ritirare le truppe da Parigi. Questa decisione improvvisa avrà come conseguenza di permettere alla popolazione di saccheggiare gli Invalides (per impadronirsi delle armi) e di marciare sulla Bastiglia (per recuperare la polvere e le palle da cannone).

Nel 1789, la Bastiglia è difesa da una guarnigione di 32 soldati svizzeri distaccati dal reggimento di Salis-Samade e da 82 veterani invalidi di guerra.

Lo svolgimento della giornata del 14 luglio 1789 nei dintorni della Bastiglia

La presa della Bastiglia risponde a due necessità pratiche. Gli insorti, infatti, che si sono procurati le armi all’hotel degli Invalides, hanno bisogno di polvere e munizioni. Secondo diverse fonti (voci), la prigione della Bastiglia ne sarebbe in possesso. A questa necessità reale si aggiunge quella di abbattere un simbolo della repressione monarchica rappresentato dalla Bastiglia.

La mattina di domenica 12 luglio 1789

Due giorni prima della presa della Bastiglia, i parigini apprendono il licenziamento di Necker. La notizia si diffonde in tutta Parigi. A mezzogiorno, al Palais-Royal, un avvocato e giornalista allora poco noto, Camille Desmoulins, sale su una sedia del caffè de Foy e arringa la folla dei passanti, esortandoli « a prendere le armi contro il governo del re ».

Il 14 luglio, ore 10

Gli insorti si impadroniscono dei fucili depositati agli Invalides. Di fronte al rifiuto del governatore, una folla eterogenea – circa 80.000 persone, tra cui un migliaio di combattenti – si presenta per impossessarsene con la forza. I soldati « invalidi » che difendono la piazza non sembrano disposti a sparare sui parigini.

A poche centinaia di metri di distanza, diversi reggimenti di cavalleria, fanteria e artiglieria sono accampati sull’esplanade del Campo di Marte, sotto il comando di Pierre-Victor de Besenval. Non è sicuro dei suoi soldati. Decide di abbandonare la posizione e di mettere le truppe in marcia verso Saint-Cloud e Sèvres. La folla si impadronisce dei 30.000 ai 40.000 fucili a polvere nera lì depositati, oltre a venti pezzi d’artiglieria e a un mortaio. I parigini sono ora armati. Non manca loro che polvere da cannone e palle. Gira voce che ce ne siano al « Castello della Bastiglia ».

Una prima delegazione dell’Assemblea degli elettori di Parigi si reca alla Bastiglia

Premuti dalla folla degli insorti, in particolare quelli del vicino sobborgo popolare di Saint-Antoine dove l’affare Réveillon era stato un episodio significativo della pre-rivoluzione, gli elettori inviano una delegazione al governatore della Bastiglia, Bernard-René Jordan de Launay. La delegazione viene ricevuta con cortesia, anzi viene invitata a pranzo, ma se ne va senza aver ottenuto nulla.

Alle 11:30, una seconda delegazione su iniziativa di Thuriot si reca al forte della Bastiglia

Il governatore si impegna a non prendere l’iniziativa dei colpi d’arma da fuoco. La folla degli insorti, armata dei fucili presi agli Invalidi, si raduna davanti alla Bastiglia. Porta con sé cinque dei cannoni presi il giorno precedente agli Invalidi e alla Guardaroba (tra cui due cannoni da parata damaschinati d’argento, offerti un secolo prima dal re di Siam a Luigi XIV!). Un’esplosione, scambiata erroneamente dagli insorti per un cannoneggiamento ordinato dal governatore, scatena i primi assalti. Gli insorti penetrano all’interno del complesso dal tetto del corpo di guardia e attaccano con asce le catene del ponte levatoio.

Alle 13:30, i soldati aprono il fuoco

Gli ottantadue invalidi difensori della Bastiglia e trentadue soldati svizzeri distaccati dal reggimento di Salis-Samade aprono il fuoco sugli insorti che continuano ad assaltare la fortezza, causando circa un centinaio di morti. Per tre ore e mezza, la Bastiglia è sottoposta a un regolare assedio.

Alle 14:00, intanto, una terza delegazione si reca alla Bastiglia

In questa delegazione figura l’abate Claude Fauchet, seguita alle 15:00 da una quarta. Quest’ultima, voluta nelle forme dal comitato permanente dell’Hôtel de Ville, accompagnata da un tamburo e da una bandiera per sottolineare il suo carattere ufficiale, si presenta davanti al marchese de Launay ma non ottiene nulla. Peggio ancora, i parlamentari ricevono una scarica di moschetteria che colpisce la folla. I soldati della guarnigione della Bastiglia e gli assedianti si scambiano colpi d’arma da fuoco.

Alle 15:30, un distaccamento di sessantuno Guardie francesi giunge sul posto

È composto in gran parte dai granatieri di Reffuveilles e dai fucilieri della compagnia di Lubersac. È comandato dal sergente maggiore Wargnier e dal sergente Antoine Labarthe, accompagnati da altri, e si presenta in mezzo a un vivace scambio di colpi davanti alla Bastiglia.

Questi soldati esperti arrivano nel cortile dell’Orme, trascinando a braccia cinque pezzi d’artiglieria e un mortaio. Vengono messi in posizione e diretti verso le feritoie della fortezza, allontanando i cannonieri e i tiratori. Gli altri due pezzi sono puntati sulla porta che collegava il cortile interno al giardino dell’Arsenale, e questa cede presto sotto i loro colpi. Subito dopo, la folla si precipita per penetrare nella Bastiglia; ma le Guardie francesi, mantenendo la massima calma in mezzo al tumulto, formano una barriera oltre il ponte e, con questo gesto di prudenza, salvano la vita a migliaia di persone che sarebbero precipitate nel fossato.

De Launay, isolato con la sua guarnigione

Constatando che, nonostante l’entità delle loro perdite, gli assalitori non desistono, negozia l’apertura delle porte in cambio della promessa degli assedianti che non ci saranno esecuzioni dopo la resa. Gli insorti, tra i quali si contano circa cento morti e settantatré feriti, invadono la fortezza, si impadroniscono della polvere e delle palle, e poi liberano i sette prigionieri che vi erano rinchiusi.
La guarnigione della Bastiglia, prigioniera, viene condotta all’Hôtel de Ville per essere giudicata.

Sul percorso, de Launay viene massacrato

Massacrato a colpi di sciabola e decapitato con un coltello dall'aiuto cuoco Desnot, la sua testa viene poi issata su una picca. Le teste di de Launay e di Jacques de Flesselles, prevosto dei mercanti di Parigi, vengono portate in giro per le strade della capitale fino al Palais-Royal. Anche diversi invalidi perdono la vita durante il tragitto. De Flesselles viene assassinato con l'accusa di tradimento.

La prosecuzione della presa della Bastiglia

Oltre ai prigionieri, la fortezza custodiva gli archivi del luogotenente di polizia di Parigi.
A seguito della presa della Bastiglia, questi vengono oggetto di un sistematico saccheggio. Le Guardie Francesi ne disseminano una parte nei fossati della fortezza. Già dal 15 luglio, le autorità municipali cercano di recuperarli. Nel 1798, quelli salvati vengono conservati alla Biblioteca dell'Arsenale e catalogati a partire dal XIX secolo (60.000 fascicoli comprendenti 600.000 fogli, principalmente lettere di cachet, interrogatori, suppliche al re e corrispondenza dei prigionieri).

I prigionieri il giorno della presa della Bastiglia

Erano in sette. I quattro falsari Jean Lacorrège, Jean Béchade, Jean-Antoine Pujade e Bernard Larroche scomparvero definitivamente tra la folla. Auguste-Claude Tavernier (condannato per tentato assassinio su Luigi XV e rinchiuso dal 4 agosto 1759, quindi da trent'anni) e il conte Jacques-François Xavier de Whyte de Malleville, internato per follia su richiesta della famiglia, vennero reincarcerati il giorno successivo. Il conte de Solages, imprigionato dal 1784 su richiesta del padre per «atti mostruosi», fece ritorno nella sua regione vicino ad Albi, dove morì verso il 1825.

La demolizione della Bastiglia

Iniziò a partire dal 15 luglio sotto la direzione dell'imprenditore privato Pierre-François Palloy. Quest'ultimo avviò un'attività secondaria trasformando le catene della Bastiglia in medaglie patriottiche e vendendo anelli con incastonata una pietra della vecchia fortezza.
Palloy fece inoltre realizzare modelli dell'edificio, inviati in tutte le città capoluogo dei dipartimenti francesi. Si aggiunge anche la trasformazione in oggetti di devozione e culto di tutto ciò che riuscì a recuperare dalle boiserie e dalle ferriere della vecchia fortezza.
Ma la maggior parte delle pietre recuperate vennero utilizzate per costruire il Pont de la Concorde.

Il marchese de La Fayette inviò una delle chiavi della Bastiglia a George Washington, una delle grandi figure della Rivoluzione americana e primo presidente degli Stati Uniti. Oggi è esposta nella residenza di Mount Vernon, trasformata in museo.
Un'altra delle chiavi venne inviata a Gournay-en-Bray, luogo di nascita del primo rivoluzionario a essere entrato nella Bastiglia, Stanislas-Marie Maillard. Quest'ultima chiave è andata poi perduta.
Le campane e l'orologio della fortezza sono state conservate fino alla recente chiusura nella fonderia di Romilly, nell'Eure. Il carillon invece si trova attualmente al Museo europeo dell'arte campanaria, a L'Isle-Jourdain (Gers).

La moda « alla Bastiglia »

La scomparsa della Bastiglia non impedì che il suo mito rinascesse già durante la Rivoluzione sotto forma di una moda « alla Bastiglia » (berretti, scarpe, ventagli).