Place-Dauphine, isola romantica della Senna
La place Dauphine si trova nel 1° arrondissement di Parigi. In origine aveva una forma triangolare ed è circondata da edifici su ciascuno dei suoi lati, formando così uno spazio chiuso. È situata sull’Île de la Cité, a ovest dell’antico palazzo della Cité, nel luogo attuale del palazzo di Giustizia.
Secondo i calcoli dell’IGN pubblicati nel 2016, il centro geografico di Parigi si trova su questa piazza, alle coordinate 48° 51′ 24″ N, 2° 20′ 32″ E.
La place Dauphine: uno spazio da vivere
La place Dauphine, lunga 102 metri e larga 67 metri, occupa uno spazio triangolare a ovest dell’Île de la Cité. Il vertice del triangolo è orientato verso ovest e conduce al centro del ponte Nuovo, in corrispondenza della place du Pont-Neuf, tramite la breve rue Henri-Robert. Un tempo questa via era considerata parte della piazza. Insieme al palazzo di Giustizia, la place Dauphine costituisce la parte dell’Île de la Cité che appartiene al 1° arrondissement di Parigi.
Il lato est della piazza è separato dal palazzo di Giustizia dalla rue de Harlay.
Sui due altri lati, una fila di edifici la separa dal quai de l’Horloge a nord e dal quai des Orfèvres a sud. La fila di edifici situata in rue de Harlay è stata demolita nel XIX secolo.
Lo spazio compreso tra le due file di edifici a nord e a sud, così come la rue de Harlay, copre 2.665 m². Porta il nome di square de la Place Dauphine.
Origine della place Dauphine: tre isole per formarne una sola
Nel luogo di questa piazza un tempo si trovavano due isole. La più grande era chiamata île au Bureau. Deve il suo nome a Hugues Bureau, che il 6 febbraio 1462 acquistò questo terreno per 12 denari di censo e una rendita annua di 10 soldi. L’isola vicina, meno ampia ma più lunga, portava il nome di « île à la Gourdaine », dal nome del mulino chiamato « de la Gourdaine ».
La costruzione del ponte Nuovo, dal 1578 al 1607, portò all’annessione all’Île de la Cité di tre isolotti alluvionali affioranti dall’acqua: l’îlot du Passeur-aux-Vaches (o « île aux Bœufs »), l’île à la Gourdaine (detta anche « île du Patriarche ») e l’île aux Juifs. Nel 1607, dopo l’inizio dei lavori della place Royale (attuale place des Vosges) e l’inaugurazione del ponte Nuovo, il re Enrico IV volle sistemare l’estremità ovest dell’Île de la Cité, tra il palazzo della Cité e il ponte Nuovo. Decise di creare una piazza nel luogo degli antichi isolotti e del « verger du roi ».
Il 10 marzo 1607, Enrico IV donò al suo fedele e antico servitore Achille I de Harlay, primo presidente del Parlamento di Parigi, i terreni che formavano l’estremità ovest dell’Île de la Cité. Fu un premio per i suoi fedeli servigi resi durante la Lega.
Gli fu concessa l’autorizzazione di creare una piazza triangolare. Gli fu affidato il compito di costruire i nuovi edifici nello stile della place Royale (allora in costruzione, attuale place des Vosges) e secondo il piano imposto dal re e dal Grande Voyer Sully: un « promenoir » circondato da case « dello stesso ordine » (dello stesso stile), con due piani, i cui sporti sarebbero stati ornati da tavole in pietra che spiccano sul mattone, e i cui archi del pianterreno avrebbero ospitato botteghe.
Da Harlay, dopo aver versato una modesta somma, fece iniziare i lavori (così come quelli degli edifici adiacenti) nel maggio 1607.
Perché « Place Dauphine »?
La piazza fu battezzata personalmente dal re Enrico IV in onore del delfino nato nel 1601, il futuro Luigi XIII. Come stabilito, Achille de Harlay fece costruire trentadue case identiche in pietra bianca, collegate tra loro, con tetti in ardesia, su due livelli, tra cui un primo piano con arcate piene (comprendente un pianterreno con una galleria, due piani rialzati e un sottotetto), intorno a una piazza triangolare chiusa. Assegnò i lotti privati, ma impose regole di costruzione comuni, dando vita a un bell’esempio di urbanistica concertata.
« Gli acquirenti si impegnarono a costruire sui lotti che delimitavano "una piazza di scambio o di borsa" – l’attuale Place Dauphine. »
Una piazza di scambio e di borsa
Vicino al Louvre, la Place Dauphine divenne un luogo di scambio e di borsa, attirando orefici, fabbricanti di strumenti ottici e incisori. È menzionata con il nome di « Place Dauphine » in un manoscritto del 1636.
Poiché le case erano beni redditizi e non soggette a servitù reali, i proprietari successivi modificarono la piazza, non rispettando più l’uniformità iniziale.
Evoluzione della place Dauphine nel corso del tempo
Delle trentadue case uniformi originarie, solo i due padiglioni d’angolo sul Pont Neuf sono rimasti intatti. Il Pont Neuf collega le due rive della Senna appoggiandosi sull’Île de la Cité. Gli altri edifici furono trasformati, demoliti, ricostruiti o sopraelevati già a partire dal XVIII secolo. Di fronte a questi due padiglioni originali si erge una statua in bronzo del re Enrico IV (inaugurata il 25 agosto 1818, la prima era stata fusa durante la Rivoluzione), oltre allo Square du Vert-Galant. → Vedi scheda
La Rivoluzione e la storia successiva
Durante la Rivoluzione francese e il Primo Impero, la piazza fu ribattezzata: tra il 1792 e il 1814, assunse il nome di « Place de Thionville », in memoria dell’eroica resistenza degli abitanti e della guarnigione di Thionville contro gli eserciti prussiani nel 1792.
Dal 1803 al 1874, la fontana Desaix, in onore del generale Desaix, morto nella battaglia di Marengo nel 1800, occupò la piazza.
Nel 1874, su iniziativa di Viollet-le-Duc, il lato pari della rue de Harlay (base del triangolo della piazza) fu demolito per liberare la facciata posteriore del Palazzo di Giustizia, costruito nel 1854. Furono piantati alberi nello spazio così liberato, segnando il luogo dell’antica fila di edifici. La Place Dauphine, privata di un lato del suo triangolo, perse così il carattere di spazio quasi chiuso che aveva in origine.
La place Dauphine oggi
Si trova alla « prua » dell’Île de la Cité, che ricorda la forma di una nave. La Place Dauphine è una delle piazze più romantiche di Parigi.
Certo, la piazza non ha più ritrovato l’unità architettonica originaria. Tuttavia, gli architetti hanno approfittato della recente costruzione di un parcheggio sotterraneo e del suo terrapieno centrale per correggere la pendenza del terreno. Grandi alberi hanno permesso di ricostituire parzialmente e armoniosamente il suo aspetto chiuso. La tranquillità di questa piazza rimane immutata: gli edifici sui lati, inclinati a triangolo sui due lati rimasti, fanno da schermo contro i rumori circostanti.
Oggi la place Dauphine ospita numerose gallerie d’arte e piccoli ristoranti-caffè, garantendo una frequentazione, ma senza la folla. Nascosta dietro graziose costruzioni, « intima » e « segreta » sono le prime parole che vengono in mente ai visitatori.
Per raggiungere la Place Dauphine, occorre recarsi alla Place du Pont-Neuf (in corrispondenza del Pont Neuf) e prendere la piccola rue Henri-Robert.
Place Dauphine e gli artisti
La place Dauphine è citata nella letteratura da Gérard de Nerval in *La Main enchantée*, poi da Anatole France in *Les dieux ont soif*. Ne compare anche un breve accenno nell’iconico *Kaputt* di Curzio Malaparte.
André Breton, affascinato dalla sua forma triangolare che ricorda un pube femminile, la considera surrealisticamente « il sesso di Parigi ».
La place Dauphine è anche un luogo celebre per riprese cinematografiche e serie TV (ad esempio *L’Amour dure trois ans* nel 2011).
Nel campo musicale, Jacques Dutronc cita la place Dauphine nella canzone di Jacques Lanzmann, *Il est cinq heures, Paris s’éveille*, tratta dall’album del 1968.
Yves Simon, autore che vi ha vissuto, la menziona anche nella sua canzone *Nous nous sommes tant aimés* (album *Macadam*).
I cantanti e attori Yves Montand e Simone Signoret l’hanno resa immortale soggiornando al n°15 di place Dauphine.
Edifici e luoghi di memoria notevoli
N°7: edificio Vert-Galant, costruito da Henri Sauvage nel 1932. Al tempo della sua costruzione, questo immobile di lusso era dotato di un inceneritore dei rifiuti, di due ascensori e di tre camere di servizio per appartamento.
N°15:
Vi hanno vissuto Simone Signoret e Yves Montand.
Vi ha abitato Yves Simon.
N°23: Galerie des Orfèvres, galleria d’arte.
N°26: luogo del rogo dove Jacques de Molay morì l’11 o il 18 marzo 1314. Era il 23° e ultimo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio. Arrestato a Parigi il 3 ottobre 1307 per ordine del re Filippo il Bello, accusato di eresia e di pratiche oscene, non ricevette il sostegno né da papa Clemente V né dagli altri sovrani cristiani, nonostante le loro esitazioni. Dopo un processo iniquo, Jacques de Molay fu giustiziato nel marzo 1314 su un rogo eretto sull’Île aux Juifs a Parigi. La leggenda più nota e antica su Jacques de Molay è quella della maledizione che avrebbe lanciato contro Filippo il Bello e i suoi discendenti, la famiglia reale capetingia, nonché contro chi lo aveva condannato: « Papa Clemente!… Cavaliere Guglielmo!… Re Filippo!… Nell’anno che viene, vi citerò dinanzi al tribunale di Dio per ricevere il vostro giusto giudizio! Dannati! Dannati! Dannati! Dannati fino alla tredicesima generazione delle vostre stirpi! » Tutti questi personaggi morirono entro l’anno successivo. Una versione popolare della leggenda attribuisce la morte di Luigi XVI a questa maledizione, collocandola alla tredicesima generazione dopo Filippo il Bello, mentre in realtà si tratta della tredicesima generazione dei figli di Luigi XIV.
Un memoriale in memoria di Jacques de Molay si trova dietro la statua di Enrico IV, sul ponte Nuovo.
N°28: André Antoine (1858-1943), attore francese, fondatore del Théâtre-Libre, vi abitò dal 1912 al 1934. Una targa commemorativa gli rende omaggio. Allo stesso indirizzo, la cartoleria Gaubert, fondata nel 1830, è ancora in attività.
Edifici della place Dauphine classificati o iscritti come monumenti storici
Il suolo della place Dauphine è a sua volta iscritto come monumento storico dal 1950.
Numerosi edifici che costeggiano la piazza sono anch’essi iscritti o classificati. Sul lato dispari (sud) si tratta dei numeri 13, 15, 17, 19, 21, 23, 25, 27, 29 e 31, e sul lato pari (nord) dei numeri 12, 14, 16, 24, 26 e 28.