Chevalier-de-la-Barre vittima dell'intolleranza religiosa e del suo barbarismo

Chevalier-de-la-Barre vittima dell'intolleranza religiosa e del suo barbarismo

Il Cavaliere di La Barre fu decapitato all’età di ventuno anni e il suo corpo gettato sul rogo. Perché una simile severità? Il Cavaliere di La Barre fu condannato a morte dai giudici del presidiale di Abbeville per non essersi tolto il cappello né essersi inginocchiato al passaggio di una processione, per aver cantato canzoni della guardia e per aver posseduto il *Dizionario filosofico* di Voltaire. Era il 1° luglio 1766.
Una condanna per empietà e bestemmia
Si tratta dell’ultima condanna di questo genere pronunciata in Francia. Tanto più che, sin da una decisione di Luigi XIV nel 1666, la bestemmia non poteva più essere punita con la morte in Francia. Come, in piena epoca dei Lumi e mentre la Chiesa stessa, preoccupata per le conseguenze di un simile giudizio, aveva sollecitato la clemenza reale, una simile « avventura spaventosa » (Grimm) poté verificarsi?
Gli inizi della vicenda
Tutto cominciò con la semplice degradazione di un crocifisso sul Pont-Neuf di Abbeville, il cui autore non fu mai identificato. Dall’emozione popolare suscitata da questo incidente minore, che avrebbe potuto spegnersi in pochi giorni, nacque la « odiosa vicenda » di Abbeville, alimentata dal contesto politico generale, dalla drammatizzazione dell’atto sacrilego da parte del vescovo di Amiens, dalle rivalità personali locali e parigine e dallo zelo del luogotenente criminale della città, Duval de Soicourt, borghese dall’ambizione frustrata.

Senza prove ma con una tenace ostinazione, mescolando fatti accertati e supposizioni, Duval de Soicourt fece crescere la vicenda e coinvolse la piccola banda turbolenta di giovani nobili di cui faceva parte La Barre. Il sequestro del *Dizionario filosofico* di Voltaire presso il cavaliere – poco colto – trasformò le irriverenze giovanili in una questione politica e rese impotenti i difensori di La Barre, orfano accolto da una parente, Anne Marguerite Feydeau, badessa dell’abbazia di Notre-Dame de Willencourt vicino ad Abbeville.
Lo svolgimento degli eventi
I sospetti si concentrarono su alcuni membri della gioventù agiata della città, noti per le loro bravate e le loro provocazioni. Tra loro figurava il cavaliere de La Barre. I notabili di Abbeville si affrettarono a mettere al sicuro i propri figli, e uno di loro, Gaillard d’Étallonde, si rifugiò in Prussia. Rimase ad Abbeville solo La Barre, poco sostenuto dalla famiglia, e Moisnel, quindicenne.

Le indagini poliziesche e giudiziarie furono condotte da M. Duval de Soicourt, luogotenente di polizia e sindaco di Abbeville. Le testimonianze vertevano perlopiù su altri episodi – ad esempio, un atteggiamento irrispettoso durante il passaggio di una processione – piuttosto che sugli elementi direttamente incriminati; eppure vennero considerate prove a tutti gli effetti. La mutilazione del crocifisso, invece, non fu attestata da alcun testimone oculare.

La Barre fu arrestato il 1º ottobre 1765 nell’abbazia di Longvillers. Egli, dal canto suo, negò i fatti di cui era accusato. Nella sua abitazione vennero trovati una copia del *Dizionario filosofico* di Voltaire e tre libri licenziosi, circostanza che accrebbe i sospetti agli occhi dell’accusa.
Processo e condanna del Cavaliere di La Barre
Il 28 febbraio 1766, il Cavaliere di La Barre fu condannato dal presidiale di Abbeville per « empietà, bestemmia, sacrilegio esecrabile e abominevole » a fare pubblica ammenda, a subire l’estirpazione della lingua, la decapitazione e il rogo. Gaillard d’Étallonde fu giudicato in contumacia e condannato alle medesime pene, oltre all’amputazione della mano. Si decise che La Barre avrebbe subito la tortura ordinaria e straordinaria prima dell’esecuzione.

Perché la sentenza dei giudici di Abbeville fosse eseguibile, il verdetto dovette essere confermato dal Parlamento di Parigi. Il cavaliere fu trasferito nella prigione della Conciergerie e comparve dinanzi alla Grand-Chambre del Parlamento di Parigi. Non era assistito da alcun avvocato. Su venticinque magistrati, quindici confermarono la sentenza di Abbeville, il 4 giugno 1766. In ragione della sua giovane età, Moisnel fu condannato a una semplice ammenda.

Diverse personalità intercedettero presso Luigi XV per ottenere la grazia del condannato. Ma il re rifiutò di esercitare il suo diritto di grazia. Pare fosse guidato da questo ragionamento: alcuni anni prima (gennaio 1757), il Parlamento aveva condannato Damiens, che aveva tentato di assassinare il re per crimine di lesa maestà. Quel processo si era svolto contro la volontà di Luigi XV, cosa che in seguito gli fu rimproverata.
L’esecuzione del Cavaliere di La Barre Il Cavaliere di La Barre fu torturato ad Abbeville il 1° luglio 1766. La mattina stessa subì l’interrogatorio ordinario e fu posto sul cavalletto. Il giovane perse conoscenza, fu rianimato e dichiarò di non avere complici. Il coraggio del condannato fu tale che si rinunciò a strappargli la lingua. Il boia lo decapitò con un colpo di spada. Il suo corpo fu poi gettato sul rogo, insieme a una copia del *Dizionario filosofico* di Voltaire inchiodata sul petto. Aveva vent’anni. Lo sconcerto suscitato da questa esecuzione fu tale che gli altri accusati non vennero perseguiti.
La riabilitazione del Cavaliere di La Barre La Barre, presentato come un deicida, fu riabilitato solo con la Rivoluzione, nel 1793, dopo la caduta della monarchia di diritto divino e la scomparsa del crimine di lesa maestà. Considerato una vittima dell’oscurantismo e dell’arbitrio, il Cavaliere di La Barre divenne un secolo dopo un simbolo della lotta per la laicità.
Perché una via e una statua del Cavaliere di La Barre a Montmartre?
La via del Cavaliere di La Barre parte dal n. 9 di rue Ramey e sbocca al n. 8 di rue du Mont-Cenis. In realtà, è in parte anche una scalinata.

Questo nome fu scelto dagli anticlericali della Terza Repubblica mentre il Sacro Cuore era in costruzione, nonostante l’intervento della Chiesa, rappresentata dal vescovo di Amiens. La « rue de La Barre » fu ufficializzata per la prima volta con il decreto del 10 novembre 1885, per poi essere ribattezzata « rue du Chevalier-de-La-Barre » con il decreto del 24 giugno 1907.

Durante la Comune di Parigi, in quella parte della strada che ancora portava il nome di « rue des Rosiers » furono eseguite delle esecuzioni. In *I crimini della Comune* viene ricordato il 18 marzo 1871, il fucilamento dei generali versagliesi Claude Lecomte e Clément-Thomas. Poco dopo, il 28 maggio 1871, il comunardo Eugène Varlin fu fucilato nello stesso luogo.

In questa via si segnala il carmelo di Montmartre (al n°34), la cité du Sacré-Cœur (al n°40) e il suo percorso delle stelle incastonato nel selciato, che riproduce le costellazioni. Composto da piccole lampade, si illumina al crepuscolo. Al n°61, nel film del 1965 *Mata Hari, agente H 21*, Claude Rich viene arrestato sulla terrazza di un caffè, oggi Au Petit Creux.

La statua del Chevalier de La Barre si trova a 50 m dal sagrato del Sacro Cuore, nel square Nadar, tra le vie Azaïs e Saint-Éleuthère.

Nel 1897, a Parigi, i massoni del Grande Oriente di Francia ottengono l’autorizzazione di erigere una statua del cavaliere di La Barre davanti alla basilica del Sacro Cuore, a Montmartre. Essa viene spostata nel 1926 in place Nadar. Viene rimossa l’11 ottobre 1941 sotto il regime di Vichy. Il 24 febbraio 2001 il Consiglio di Parigi decide di erigere una nuova statua del cavaliere di La Barre, in place Nadar. L’opera è firmata dallo scultore Emmanuel Ball e dal fonditore Michel Jacucha. Sul cartello è menzionata la libertà di pensiero del giovane nobile di fronte all’intolleranza religiosa incarnata dall’ordine dei Cappuccini, un ordine che predica la povertà reale, in fraternità con i poveri.

Oggi, il nome, il monumento abbevillese e la statua parigina di questo « martire dell’intolleranza religiosa » restano punti di riferimento per i militanti laici. Esistono associazioni che portano il nome del cavaliere di La Barre: a Parigi e ad Abbeville.